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Presenza nei Social della Top 20 delle aziende Umbre – Seconda Parte

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Posted 21 dicembre 2013 by Piero Ostuni in SMM
Top 20 del 2013

Prima di continuare l’analisi è forse giusto sfatare prima di tutto un mito: i social servono a tutte le aziende, piccole o grandi che siano, indipendentemente dalla categoria di appartenenza. Anche le aziende più tradizionali, come quelle dell’industria possono trarre notevoli vantaggi da una seria presenza sui social.

Tra gli obiettivi primari che queste aziende devono raggiungere è riuscire a condividere i valori dell’azienda. Questo aspetto viene costruito nel tempo intrattenendo rapporti con i mezzi di informazione (soprattutto quelli tradizionali) lasciandone tracce sulle proprie pagine social.

Costruire una reputazione significa creare future generazioni più responsabili. Infine essere al servizio del pubblico vuol dire essere disponibili sempre e per chiunque. Questo aspetto è uno di quelli che forse spaventa di più: non sapere chi si ha di fronte e quali interessi o secondi fini può nascondere. Nessuno può però più credere di potersi esimere dal far parte di questo nuovo scenario.

Si riparte ancora una volta con un’azienda della grande distribuzione L’abbondanza associata al gruppo Selex con supermercati a marchio Famila e A&O. L’azienda non è presente con il proprio marchio nei social ed il sito web non riesce a trasmettere quel calore che ci si aspetta dalla grande distribuzione.

In dodicesimo posizione troviamo la Colabeton, società presente sia su Facebook che su Twitter. Una presenza costante ma per nulla incisiva (meno di 200 like e solo 14 follower). Inoltre nessun riferimento alle pagine social è pubblicato sul sito web dell’azienda. Di sicuro è necessario una profonda rivisitazione di tutto il Gruppo Financo in modo da creare una strategia chiara e condivisa tra le varie aziende.

Al tredicesimo posto Pianeta Cospea, l’azienda è una controllata della Pac 2000a, ed è totalmente assente sul web e nei social. L’accentramento non permette in questo caso alle consorziate di esprimersi o anche solo di riconoscersi nei valori profusi dalla direzione nazionale.

In quattordicesima posizione troviamo un’altra azienda controllata dalle Acciaierie di Terni, la Tubificio di Terni. Persiste anche in questo caso come nei precedenti l’assenza sistematica dai social network.

A seguire al quindicesimo posto la Ternienergia rappresenta un caso interessante da analizzare. L’azienda infatti è presente su Facebook con un gruppo aperto composto da 320 membri. Il link di Twitter invece non funziona (il 2 gennaio 2014 è di nuovo operativo- ndr). Tutta la comunicazione Facebook è gestita dal responsabile dell’ufficio stampa Federico Zacaglioni che pubblica usando il proprio profilo. La scelta rafforza l’immagine del responsabile ma mette l’azienda in secondo piano. In primis perchè non è subito chiaro chi sia a pubblicare ed a quale titolo. Solo facendo una ricerca fuori dal sito aziendale e da Facebook è possibile scoprire che ruolo ricopre il publisher. Inoltre non è individuabile una strategia chiara, e la condotta è a metà tra quella che ci si aspetta da un’azienda e per metà da una persona particolarmente attiva nei social. Viene da chiedersi inoltre cosa accadrebbe nel caso in cui l’azienda dovesse rinunciare o sostituire il responsabile dell’ufficio stampa. Tutto il lavoro svolto non potrebbe essere valorizzato e l’azienda si troverebbe a dover reiniziare tutto da capo. Infine i contatti e le relazioni acquisite dal vecchio responsabile sono personali e non societarie. La vicenda non andrebbe presa alla leggera.

In sedicesima posizione l’azienda Superconti è un altro lampante esempio di come la comunicazione nei social non andrebbe mai gestita. Per cominciare nel sito aziendale nessun link alle pagine social ufficiali. La pagina di Facebook ha meno di 300 like ed è abbandonata dal 2 gennaio 2013: un anno senza notizie e senza risposte per quei clienti che hanno cercato di interagire tramite questo prezioso strumento. Inoltre scorrendo si nota subito che l’immagine nel 2012 non è stata gestita in maniera adeguata: volantini pubblicati e poco più. Immagini che aguravano buone feste riproposte per svariate volte come se non si avesse null’altro da dire. La situazione è ancora peggiore su Twitter dove l’azienda ha aperto un account da più di un anno ed è presente un solo tweet di prova. Esserci tanto perchè ci sono tutti non è nemeno lontanamente soddisfacente.

Al diciassettesimo posto la Cedof Ortofrutta anch’essa della Pac 2000a non si discosta dalle altre controllate del gruppo.

Al diciassettesimo posto la Scai Macchine Movimento Terra si presenta con un sito web datato ma una soddisfacente presenza su Facebook. Con oltre 1500 like ed una pagina aggiornata con foto interessanti e cover elaborate si dimostra all’altezza delle sfide del Social Media Marketing. Il passo successivo e naturale è quello di orientarsi verso nuovi strumenti, principalmente Youtube in grado di trasmettere sotto forma di video il valore già apostrofato dalle ottime foto pubblicate. La sfida più grande però è rappresentata dal riuscire a proporre un sito web aziendale più moderno e funzionale e vista l’espansione anche all’estero preferibilmente multilingua.

In diciannovesima posizione troviamo il grande marchio Luisa Spagnoli. L’azienda si presenta a dovere con un sito web all’altezza del brand. La presenza su Facebook è importante con più di 50mila like e una pagina sempre fresca ed in doppia lingua con contenuti sia originali che presi da riviste e televisione. La sfida in questo caso è sviluppare un maggiore e profondo grado di coivolgimento creando sondaggi, concorsi a premi riservati per Facebook e spingendo ad interagire ponendo domande mirate o cercando la condivisione. Di notevole importanza in questo percorso sono le boutique che rappresentano un ottimo trampolino di lancio di qualunque iniziativa.

In ultima posizione troviamo ancora l’azienda Superconti anche se con la sede di Terni questa volta.

In conclusione è possibile evidenziare purtroppo solo poche aziende che sanno cosa stanno facendo ed invece una larga maggioranza che sottostima gli strumenti e non riesce a sfruttarli in maniera adeguata. La mancanza di know-how all’interno delle aziende è senz’altro alla base delle grosse lacune evidenziate, ma il non rivolgersi ad agenzie o consulenti specializzati rischia di creare un divario troppo ampio per essere colmato in maniera adeguata. Più si aspetta più si rischia di restare chiusi fuori. Senza contare gli innumerevoli vantaggi che poche operazioni possono portare all’immagine di un’azienda.


Autore

Piero Ostuni
Piero Ostuni

Consulente, Project Manager ed Esperto Web.

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